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  #231 (permalink)  
Vecchio 18-05-2011, 10:46
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grazie per il resoconto Vitto, ora aspettiamo le foto ;-).

domenica è stata proprio una splendida giornata, e la cosa ancora più bella è che la stagione è appena iniziata!!!!!!

W i CM
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  #232 (permalink)  
Vecchio 18-05-2011, 11:02
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Ciao Vittorio...
Ci siamo conosciuti la prima volta al precedente raduno fatto a Pontremoli / Bocco organizzato sempre da Gianluca nel 2007 (facevo parte della colonia dei Ravvisti) e poi in un altro paio di occasioni (tra cui la Valpolicella).

Pier
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  #233 (permalink)  
Vecchio 30-06-2011, 20:01
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predefinito CORSICA 2011 il resoconto

Eccomi qui a raccontarvi il “Tour de Corse 2011”, non sarà un’impresa facile in quanto una settimana intera è difficile da riassumere, ma cercherò di fare del mio meglio in modo tale da permettere a chi non c’era di immaginare i posti visitati e le emozioni vissute e a chi c’era di rispolverare la memoria.

GIORNO 1, Domenica 19:

La partenza del traghetto è prevista alle 9 dal porto di Genova e il luogo dell’ammassamento è dal benzinaio prima dell’elicoidale. Un posto facile da raggiungere e che ci permette di fermarci qualche minuto senza essere d’intralcio per il sonnecchiante traffico cittadino. Alle 8 del mattino ci siamo tutti Wally e Lella, i capogita, Mino e laura con Irene, Ricky e Anna, Amedeo ed Alessandra ed io. Luca e Cecilia, con Pietro e Gilda (la mascotte del gruppo) sono in ritardo preventivato e li incontreremo a bordo, mentre Fabrizio e Beatrice si sono imbarcati a Livorno e li incontreremo a Bastia.
Le macchine sono veramente stracariche, i bagagliai e tutti i posti liberi sono pieni di qualunque cosa e tutti guardano il mio TSF semipieno con occhio speranzoso immaginando già di travasarvi sacche, borse, casse e cose del genere.
Ci presentiamo nel piazzale d’imbarco semideserto alle 8,30 e Mino commenta questa curiosità con un addetto della Moby ricevendo per risposta uno sdegnato “per forza che non c’è nessuno, sono già tutti a bordo, siete gli ultimi!!!”. Iniziamo bene.

A bordo incontriamo Luca e Cecilia e prendiamo posto nel salone a prua, il tempo di fare 2 chiacchiere che il traghetto molla gli ormeggi, l’avventura inizia. Appena usciamo dalla diga foranea capiamo che non sarà una passeggiata in quanto il mare è abbastanza mosso, c’è un bel sole ma anche parecchio vento. Più ci allontaniamo dalla costa più aumenta il vento iniziando ad essere quasi fastidioso, mentre il nostro traghetto inizia a beccheggiare e rollare sempre più forte. Il generale buon umore a bordo inizia a scemare, i sorrisi iniziano a sparire dai visi (sempre più bianchi) dei passeggere fino a che non inizia un fuggi fuggi generale verso i bagni e le murate dalla nave. Purtroppo anche il nostro gruppo non è esente dal mal di mare, in particolare Wally, Laura e Pietro ne sono duramente colpiti. Altri invece resistono continuando a chiacchierare, a prendere il sole e, addirittura, a mangiare. Una scenetta carina è stata quando io e la Lella eravamo fuori a tenere compagnia a Wally sul ponte cercando di consolarlo per quanto possibile. Ad un certo punto è arrivato Pietro correndo, ci ha superato e dopo 2 passi ha rimesso a mo’ di fontanella, aggrappandosi alla ringhiera con la mano sinistra e brandendo i suoi ringo con la destra. Appena finito di fare quello che doveva fare ha ripreso con estrema nonchalance a mangiarsi i suoi ringo!!!!

Il mare (forza 5 con punte di forza 6) ha continuato a sbatterci di qua e di la per tutto il viaggio fino all’arrivo in porto a Bastia. Una volta attraccati ci diamo appuntamento fuori dal porto, ma Amedeo tira dritto e ci costringe ad inseguirlo. Una volta riammassati scopro che Luca ha un Discovery bianco come quello di Franchino con una maggiolina sul tetto. Nel frattempo è arrivato anche Fabrizio con Beatrice e si presenta a noi a bordo di un Toy 80 preparato per i radi in Africa. Devo dire che è proprio un gran bel mezzo. Neanche il tempo di montare le antenne dei CB che ci mettiamo in moto. Dobbiamo scendere a sud dell’isola in direzione Porto Vecchio e ci attendono circa 150 km di asfalto su una strada tutta dritta e con un gran caldo. L’umore, come è giusto che sia, è alto e le chiacchiere via CB si sprecano. Km dopo km il sonno prevale, i passeggeri si addormentano ed i guidatori commentano i vari stili di russaggio. Piano piano anche i commenti si diradano fino ad arrivare al silenzio più assoluto. A bordo del TSF faccio fatica a tenere gli occhi aperti (la sera prima ero ad un matrimonio ed ho dormito solo 2 ore), ma non voglio interrompere la marcia fino a che sento la voce di Ricky gracchiare via radio “e se ci fermassimo per un caffè?”. Dopo 10 minuti eravamo tutti dentro un bar con in mano panini, birre, bibite varie e gelati in mano. Ottima idea, grande Richy.

Ripartiamo e continuiamo la nostra strada, superiamo Porto vecchio e proseguiamo fino a che arriviamo all’imbocco di una strada sterrata. In fondo c’è l’agognata meta, una spiaggia dove monteremo il campo e, secondo il programma, dove dormiremo 2 notti. La strada inizia in salita, con qualche bella pietra ma nulla di che, piano piano le sterpaglie, gli arbusti e gli alberelli si fanno sempre più fitti, accarezzando non proprio dolcemente la nostre carrozzerie. In generale la strada è fattibile e divertente, dopo la salita abbiamo percorso qualche km in pianura per poi iniziare a scendere. La discesa presentava qualche difficoltà in più ma nulla di particolare fino a che non arriviamo ad un bivio. Sulla destra c’è un tratto di un centinaio di metri con dei buconi abbastanza grossi ed impegnativi, mentre a sinistra c’è una bella picchiata con pietre in mezzo. Dopo la ricognizione a piedi scopriamo poco più avanti si ricongiungono. Optiamo per il discesone evitando di andarci a cercare rogne il primo giorno di vacanza. Scendiamo tutti tranquillamente e proseguiamo ancora fino ad arrivare alla spiaggia. In pratica si passa dalla strada sterrata coperta di alberi e vegetazione ad una enorme spiaggia di sabbia circondata da alberi.
Cazzeggiamo 5 minuti sulla sabbia in maniera confusa e ci fermiamo, scendiamo dalle macchine e facciamo il punto della situazione.
Onestamente devo ammettere che ho impiegato qualche minuto a capire che avremmo pernottato in quella spiaggia, era un posto talmente bello che mi sembrava impossibile. Non facevo altro che guardarmi intorno, alle mie spalle c’era la tipica vegetazione corsa fatta di alberi bassi e verdi che si perdeva a vista d’occhio, davanti a me il mare blu e azzurro come quello dei paesaggi caraibici, piano piano il sole tramontava colorando di arancione, rosso e rosa il cielo azzurro. Una cosa veramente incredibile.
Una volta scelto il posto giusto per il nostro campo in pochi minuti compaiono le tende, vengono gonfiati i materassini, si apparecchiano i tavoli e si riempiono i bicchieri. La prima sera siamo tutti stanchi ma felici e ci perdiamo in chiacchiere, battute e risate avendo come sottofondo il rumore del mare e come tetto un celo nero punteggiato da miliardi di puntini bianchi. Siamo tutti parecchio stanchi e, alla spicciolata, andiamo a dormire. Il giorno dopo ci attende una giornata di relax, di sole e di mare in questo paradiso.

GIORNO 2, Lunedì 20:

Come sempre, quando si fa campeggio, l’orario della sveglia è deciso dal sorgere del sole e dalla temperatura interna della tenda stessa, e solitamente non è mai dopo le 8,00 / 8,30 ed infatti intorno a quell’ora il campo base CM si sveglia piano piano. Le facce stropicciate, gli occhi gonfi, i capelli spettinati e i “buongiorno” assonnati indicano che la giornata è iniziata. Fortunatamente la Lella accoglie tutti con un sorriso e la classica domanda “caffè?”. Piano piano riprendiamo il giusto ritmo fatto di chiacchiere, risate, caffè, dolcetti fino a che ci spostiamo di qualche metro e ci sdraiamo sulla sabbia a prendere il sole. Qualcuno decide di buttarsi nell’acqua cristallina, altri rimangono sdraiati a sonnecchiare, altri ancora chiacchierano seduti nell’accampamento. Ci raggiunge una coppia di ragazzi con un bimbo di pochi mesi e 2 labrador. Ovviamente i nostri bimbi (Irene e Pietro) non si fanno sfuggire l’occasione di fare il bagno con i cani, addirittura Pietro riesce a sdraiarsi sulla tavola e farsi trainare. Nel frattempo Amedeo e Ricky si cimentano con l’aquilone, ma i risultati sono abbastanza scadenti (anche se tutto il resto del gruppo si diverte un sacco a guardarli) fino a che Amedeo riesce a farlo volare per 5 minuti riscuotendo un applauso di approvazione.
Verso metà mattinata notiamo una barca a motore che si avvicina alla spiaggia, a bordo ci sono 2 ragazzi vestiti uguali che sbarcano e si dirigono verso di noi. Sono le guardie del parco che ci fanno notare che non è permesso campeggiare sulla spiaggia in quanto è parco protetto ed abbiamo un’ora per smontare ed andare via, altrimenti sarebbe arrivata la Gendarmeria. Alè, giornata di relax definitivamente svanita. Dubitiamo della veridicità del avvertimento, ma è sempre meglio essere previdenti, così iniziamo subito a smontare il campo ed a caricare le macchine. Dopo un’oretta siamo pronti per partire, ma ecco l’imprevisto. Ricky, mentre portava la macchina dalla spiaggia allo sterrato, non vede un tronco semi sommerso nella sabbia e si pianta malamente, sprofondando le ruote nella sabbia e spanciando sul tronco. Ovviamente è impossibile stropparlo ed anche il primo tentativo di verricellata va a vuoto. L’unica soluzione è scavare sotto la macchina, operazione che richiede una quindicina di minuti. Una volta scavato ben bene sotto riusciamo a spostare leggermente il tronco, tanto da permettere a Luca di posizionarsi con il Disco, agganciamo il verricello e tiriamo fuori dai guai il Sidekick. E con questo Luca si mette in pari con Ricky per il recupero dello scorso anno.
A questo punto siamo tutti pronti per partire, iniziamo la risalita e arriviamo al bivio incontrato all’andata. Alcuni di noi optano per il salitone, mentre altri decidono di passare dai twist. Una volta passati tutti proseguiamo fino ad arrivare all’asfalto. Ora dobbiamo trovare un posto all’ombra dove pranzare e capire dove sono gli sterrati che ci porteranno a Porto Pollo, sulla costa Ovest dell’isola. Devo essere onesto, non ho ben capito come sia possibile, ma tra carte, cartine, mappe, navigatori e chi più ne ha più ne metta non arriviamo a capo di nulla, così decidiamo di prendere la strada asfaltata. In testa al gruppo si alternano Richy e Luca che conoscono la strada. Passiamo da Porto Vecchio, superiamo l’Ospedale ed entriamo nella foresta omonima dove troviamo un bel posto fresco per pranzare. Ripartiamo in direzione Tirolo riusciamo a trovare uno sterrato e ci buttiamo dentro, è semplice, ma è sempre meglio dell’asfalto. Ritorniamo su asfalto, passiamo Sartene ed arriviamo a Propiano. Ora siamo sull’altra costa, ancora qualche km di curve a picco sul mare ed arriviamo a Porto Pollo dove non ci resta che cercare un campeggio. Ne troviamo uno carino e montiamo il campo. Alla sera notiamo che gli unici a fare casino siamo noi ed immaginiamo i commenti dei vari Tedeschi, Svizzeri, Olandesi intorno a noi. Intorno alla mezzanotte andiamo a dormire. Il programma di domani prevede cazzeggio al mattino in spiaggia e poi partenza in direzione “La Morsetta”

GIORNO 3, martedì 21

Il giorno inizia con un lento risveglio e l’aroma del caffè preparato alla sera da Amedeo e messo sul fuoco dalla Lella, piano piano tutti i Corsare si svegliano, fanno colazione, si docciano ed iniziano a smontare le tende e caricare le macchine. Dopo circa 2 ore usciamo dal campeggio e ci fiondiamo nella spiaggia di fronte, una lunghissima lingua di sabbia affacciata sul mare blu. C’è chi fa il bagno, che si cura la tintarella chi chiacchiera seduto all’ombra delle nostre fedeli compagne di viaggio. Con Alessandra, Anna e Lella decidiamo di andare a fare una passeggiata lungo la spiaggia. Alla fine della stessa, dopo circa 10 minuti di camminata) troviamo un fiumiciattolo che sbuca dalla selva, compie una curva formando un’ansa e sfocia in mare. Uno spettacolo, sembra di essere dall’altra parte del mondo.
Ormai si è fatta l’ora di pranzo, così iniziamo a tirare fuori dai frigo le nostre prelibatezze e ci saziamo abbondantemente. Ancora qualche minuto di cazzeggio (di certo non ci siamo mai fatti venire l’esaurimento…) e si parte. Decidiamo di tagliare la penisola di Ajaccio per evitare il casino e ci troviamo a fare una strada abbastanza larga in mezzo ai monti con curve dolci da affrontare in terza in maniera rilassata, così facendo riusciamo a goderci il panorama intorno a noi. Passiamo da strade che costeggiano spiagge a paesaggi montani e brulli, per tuffarci in mezzo ai boschi e spuntare su stradine a picco sul mare blu. Veramente incantevole. Così facendo percorriamo circa 150 km ed arriviamo alle calanche di Piana. La strada è letteralmente scavata nella roccia, stretta e tortuosissima, da fare in seconda al minimo. Intorno a noi le pareti di roccia rossa salgono verticali da una parte e scendono a picco sul mare dall’altra. Ad ogni curva il paesaggio impressiona e toglie il fiato. La strada passa all’interno e poi risbuca sul mare. Ogni tanto ci sono delle “simil piazzole” dove si può parcheggiare per scendere e fare qualche foto. Macchina dopo macchina, appena troviamo posto, iniziamo a fermarci. Quando arriva il mio turno mi infilo nella piazzola proprio nel momento in cui una turista tedesca, in mezzo alla piazzola, si tira giù pantaloni e mutande e si accuccia per fare i suoi bisogni guardandomi e ridendo, ovviamente tiro dritto e non faccio in tempo ad avvisare per radio che la piazzola è “occupata” che Amedeo dietro di me urla per radio “belin ma quella caga in mezzo alla piazzola!”. Evidentemente quando la natura chiama non c’è pudore che tenga 

Proseguendo riusciamo a trovare uno spazzo abbastanza grande da contenerci tutti, così ci fermiamo e fare 4 chiacchiere, qualche foto e riposarci un pochino. Io ne approfitto per farmi spalmare della crema doposole sulla schiena e sul braccio sinistro che stanno letteralmente andando a fuoco.

Ripartiamo, superiamo Porto ed arriviamo al campeggio a la Morsetta dove tiriamo su le tende e prepariamo il campo. Siamo tutti belli cotti ma felici ed abbiamo ancora negli occhi i panorami splendidi che ci ha regalato la giornata appena passata. Una volta preparato il campo mi dedico, insieme ad Amedeo, a riparare la capotte del Rubicon che ha deciso di fare i capricci, e dopo una ventina di minuti ne veniamo brillantemente a capo. Dopo cena ci perdiamo in chiacchiere e risate fino a che, verso mezzanotte e un quarto, un tedesco esce dalla tenda tutto incazzato dicendoci di fare silenzio. Da persone educate quali siamo chiediamo scusa e ci ammutoliamo, immediatamente si sente il sordo russare di Wally che ci fa scoppiare un una risata collettiva, poco dopo andiamo a dormire.

GIORNO 4 Mercoledì 22

Subito di primo mattino Ricky ed io partiamo con tanto di tanica per il benzinaio più vicino, in quanto alla sera non era riuscito a fare rifornimento (nonostante il detto africano riportatoci da Fabrizio “la benzina si fa non appena se ne ha la possibilità”) ed era rimasto a secco. Così ci spariamo 11 km ad andare ed 11 a tornare e rischiamo anche un frontale con un furgoncino Corso che è uscito a bomba da una curva. Al nostro rientro scopro con piacere che Anna e Luca mi hanno smontato la tenda, ottimo, ho il tempo per fumarmi una siga sulla spiaggia. La mattinata passa velocemente e dopo un bagno ristoratore in mare partiamo (prima però mi sono sparato una mega colazione al bar del campeggio con Laura). La direzione è Calvi per poi arrivare alla sera a Ghingu, meta agognata da tutti. La strada è tutta asfaltata e non particolarmente degna di nota, soprattutto se la paragoniamo a quelle fatte nei giorni passati, ma le chiacchiere via CB allietano il percorso. Arrivati a Calvi ci dirigiamo verso un supermercato per fare rifornimento di generi alimentari. Il carrello spinto da Wally straripa di ogni tipo di cibaria, tanto che la Lella deve imporgli di smetterla di continuare a buttarci dentro roba. Fuori, nel parcheggio, Fabrizio affetta il salame e taglia il formaggio, così quando usciamo abbiamo l’aperitivo pronto. A questo punto mangiamo, ci prendiamo un caffettino e ripartiamo. Appena salgo in macchina Pietro (il mio fedele navigatore) mi passa un sacchetto dicendomi “questa è per te”, all’interno c’era una borraccia da un litro. Spettacolo!!!!
Lungo la strada costeggiamo una base della Legione Straniera e mentre passiamo sopra di noi vediamo (e sentiamo) volare un aereo militare, dopo pochi istanti, uno dietro l’altro una ventina di paracadutisti si lanciano dall’aereo e piano piano scendono verso terra con i loro paracadute.
Proseguiamo lungo la strada che inizia a salire e ci allontaniamo dal mare per dirigerci verso l’interno. Alla radio Cecilia avvisa “guardate, c’è uno di quei palloni che volano… una mongolfiera…. No, sono 2, uno bianco ed uno rosso” tutti cerchiamo nel celo le mongolfiere, ma tutto quello che riusciamo a vedere sono i cavi dell’alta tensione che attraversano la vallata con delle grosse palle di plastica rosse e bianche per la segnalazione agli aerei. Non vi dico per quanto siamo andati avanti a menargliela.
Finalmente arriviamo all’inizio dello sterrato e, per sicurezza, decidiamo di alternare i mezzi più prestanti con quelli meno prestanti. La strada non è bruttissima, solo che è piena di pietroni e non sempre li si può evitare. Il mio navigatore era attentissimo a segnalarmeli ed era altrettanto pronto a dirmi “te l’avevo detto” ogni volta che ne prendevo uno in pieno. Superiamo i pietroni, passiamo qualche gradino di roccia e continuiamo. In pratica sembra una specie di militare più addolcita. Onestamente devo dire che scendere da quella strada con un SUV significa volerlo distruggere. Proseguiamo fino a che non arriviamo al pezzo difficile. In pratica c’è una rampa che sale (piena di pietroni), una curva a sinistra in salita, un twist su roccia con una grossa pietra sulla destra che ti obbliga a passare dentro le buche. Durante la ricognizione a piedi realizzo che non passerò mai. Guardo il TSF con fare sconsolato mentre Amedeo e Ricky mi consolano facendomi notare che l’anno precedente hanno patito le pene dell’inferno per salire. A questo punto sono in ballo e non mi resta che ballare, carico la strop sul sedile anteriore destro (non si sa mai), posiziono Luca e Walter dal twist per farmi i segni e parto deciso a mettere le ruote nei punti giusti. Faccio la salita bello tranquillo, giro a sinistra, miro la traiettoria e do gas. Il TSF scrolla e sbatte sulle pietre ma sale, evito il pietrone sulla destra, entro nel twist ma l’anteriore stacca da terra e perde aderenza e mi costringe a fermarmi. Devo tornare indietro di una quindicina di metri in retro mentre Luca e Wally mettono qualche pietra nella buca. Riparto e riesco a passare tra le urla festanti del gruppo. Dopo di me parte Ricky che riesce a passare alla prima, senza nessun problema, grandissimo. Ripartiamo incolonnati ma dopo qualche minuti sento un brutto rumore provenire dall’anteriore sinistra, mi fermo per controllare e Fabrizio si butta subito sotto la macchina per dare un’occhiata. Il responso è chiaro, ho entrambe le cuffie rotte e la polvere sta rovinando i giunti. L’unica cosa da fare è utilizzare il meno possibile la trazione integrale, arrivare nel posto stabilito per il campo e provare a fare una riparazione di fortuna.
Pochi minuti e ripartiamo, ormai manca poco ed infatti arriviamo quasi subito al “campeggio”. In pratica si tratta di un bosco di alberi bassi nel mezzo del deserto di Agriates con una stradina che lo percorre ed una diecina di vecchie stalle di pietra ristrutturate con davanti uno spiazzo per poter parcheggiare le macchine e montare le tende sparpagliate qua e la. Intorno a noi si sente solo il rumore del vento passare tra gli alberi con in lontananza il frangersi delle onde del mare ed il cicalio delle cicale. Il terreno è brullo ma ci sono diversi alberi che ricoprono il terreno. Tra un albero e l’altro si intravede sotto di noi un lunghissimo spiaggione di sabbia bianca e l’acqua cristallina, azzurra dalla riva e blu più al largo. Al centro di questo “agglomerato” di stalle se ne trova una più grande con la funzione di bagno doccia con acqua calda (grazie ai pannelli solari). All’inizio c’è una casetta dove soggiorna il custode, un Corso di nome Francescu dall’età indefinibile semipelato con la pelle bruciata dal sole a cui mancano circa la metà dei denti. Ci presentiamo a lui per prendere possesso delle nostre casette, ma subito capiamo che c’è stata un’incomprensione riguardo alla prenotazione. Infatti ci ha assegnato 2 casette separate con poco spazio davanti che sono assolutamente inutili per il nostro gruppo, mentre delle 2 che pensavamo di avere una è libera e l’altra è occupata da una coppia di inglesi. Poco male, gli inglesi, gentilmente, si spostano e noi iniziamo a montare il campo. Non ho neanche il tempo di gonfiare il materassino che Ricky ha già acceso il fuoco e messo i primi spiedini a cuocere, alla fine, dopo aver mangiato come dei disperati, dovremo arrenderci. Grill 1 Culimolli 0, ma abbiamo venduto cara la pelle. Dopo cena pendiamo tutti dalle labbra di Fabrizio che ci narra le sue avventure nei viaggi in Africa, ci spiega pregi e difetti delle varie macchine e ci racconta come viene preparato l’aceto balsamico vero, nel frattempo Laura prepara pane e nutella per tutti e Anna ci da la mazzata finale con un bel rum e cola. Verso le 23,30 circa il campo riceve una visita assolutamente inaspettata, un cinghiale per nulla intimorito dalle luci e dai rumori girovaga intorno alle nostre tende. Capiamo che siamo a casa sua e quindi decidiamo di non infastidirlo ulteriormente e ce ne andiamo a dormire.
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Vecchio 30-06-2011, 20:01
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GIORNO 5 giovedì 23

Ci svegliamo in paradiso, sole, venticello che rinfresca, mare in lontananza, aroma di caffè nell’aria…. Veramente spettacolare. Dopo colazione facciamo una bella doccia rigenerante e ci dedichiamo al nostro compito per oggi, il dolce far nulla. Le donne ed i bambini si preparano e vanno al mare, i maschietti chiacchierano tranquilli seduti sulle sedie da campeggio all’ombra del tendone. Purtroppo Fabrizio non si sente bene, ha un po’ di tosse e si sente la febbre, ma cerca comunque di essere di compagnia e mi racconta della Parigi Dakar. Mi sento come un bambino a cui vengono raccontate mirabolanti avventure in paesi lontani, ero veramente affascinato e continuavo ad incalzarlo di domande a cui lui rispondeva sempre in maniera puntuale e con dovizia di particolare. Grandissimo, peccato solo sia un Toytalebano ;-)

Verso l’ora di pranzo le signore rispuntano, belle rosse ma felici, tutte tranne Anna ed Alessandra che rimangono a prendere il sole . Dato che fa caldo ci teniamo leggeri mangiando tonno con fagioli, aringhe affumicate, wurstel salsiccia e fagioli, insalata, formaggio. Il tutto condito con vino bianco e rosso. Dopo pranzo cazzeggiamo ancora mentre le signore tornano in spiaggia, poi, verso le 16 decidiamo di andare anche noi al mare. In un attimo indossiamo i costumi, prendiamo gli asciugamani e partiamo…. Ah no… manca Amedeo. Ci guardiamo intorno e lo vediamo preparare una borsa con cibarie varie per l’Alessandra (che in teoria lo sta stava aspettando dalla mattina), poi recupera l’acqua, poi si cambia, si accorge che l’acqua è naturale e l’Ale beve quella gasata, cerca le pinne, il fucile e gli occhiali (… quando il mare è una tavola blu…), non trova le ciabatte, recupera siga e accendino e finalmente, dopo mezz’oretta circa, è pronto per partire. Facciamo qualche metro ed esclama “noooooooooooo…. Ho dimenticato i pesi”, molla tutto per terra, si infila nel bagagliaio della macchina recupera una cintura da sub con 6 kg di piombi che si lega in vita, raccatta tutta la roba per terra e si mette in cammino, mentre noi scoppiamo a ridere impietosamente. La discesa che porta al mare è un sentierino in discesa tra le rocce, non propriamente una passeggiata, ma quello che vediamo sotto di noi è spettacolare, una lunghissima spiaggia di sabbia bianca con in fondo una collina che sale, da una parte il mare blu e dall’altra la vegetazione che fa da cornice naturale. Oltre a noi ci saranno non più di 7 / 8 persone. L’acqua è bassa, quindi calda e il fondale è sabbioso, sono le condizioni perfette per giocare in acqua per ore, cosa che puntualmente facciamo, tutti tranne Amedeo che va a pescare senza prendere niente. Dopo un bel po’ di sole e mare torniamo all’accampamento dove troviamo Fabrizio, che era rimasto su a riposarsi, ci informa che c’è un problema. E’ arrivato un altro gruppo di fuoristrada italiani del 4x4 Adventure Pisa che reclama le nostre casette. Andiamo a parlare con Francescu e capiamo subito qual è il problema. In pratica quando ci ha spostato di piazzola non si è accorto che sarebbe arrivato anche il nuovo gruppo con regolare prenotazione per quei posti. Decidiamo di andare a parlare con i pisani convinti di riuscire a trovare una soluzione comune, ma sfortunatamente, abbiamo beccato un “capogita” antipatico e un po’ maleducato con cui è stato inutile parlare. Alla fine decidiamo di partire il giorno dopo, così da evitare ulteriori discussioni. Andiamo dal nostro amico Francescu, gli spieghiamo la situazione e gli regaliamo un cartone da 5 litri di vino che sembra apprezzare.
Nonostante questo inconveniente il morale è rimasto buono e la serata è passata piacevolmente.

GIORNO 6 venerdì 24

Al risveglio c’è un pochino di malinconia data dalla consapevolezza del dover lasciare un posto del genere che però svanisce quasi subito. Oggi abbiamo un sacco di cose da fare, andare al mare, riparare il TSF, smontare il campo, quindi non c’è tempo da perdere. Mentre un gruppo va in spiaggia Fabrizio, Ricky, ed io ci dedichiamo alla ricostruzione delle cuffie del Frontera, in pratica smontiamo le ruote, cerchiamo di pulire al meglio i giunti, ingrassiamo per bene e ricostruiamo delle cuffie con dei sacchetti della spazzatura. Ovviamente uso il plurale ma il mio apporto è stato minimo, quindi grazie a Fabrizio e Ricky che si sono sbattuti un sacco.
Una volta finita l’operazione smontiamo il campo e ripartiamo passando da una strada diversa rispetto all’andata. Purtroppo per me ho dovuto farla tutta con la trazione posteriore e le lunghe (tranne qualche passaggio impossibile), ma per fortuna il mio navigatore mi aiutava ad individuare i passaggi più a rischio. A metà risalita ci fermiamo in uno spiazzo panoramico per pranzare e fare qualche foto, poi ripartiamo. Lungo la strada incontriamo il famoso canalone che ho sempre visto in foto e lo evitiamo tutti ad eccezione di Luca e Mino che danno spettacolo con dei bei staccaruota (in particolare Luca). Arrivati in fondo allo sterrato riesco a rilassarmi, anche se la macchina fa dei brutti rumori, ma ora il problema è buttare i sacchi della spazzatura stivati nel bagagliaio che iniziano ad infestare l’abitacolo con i loro effluvi.
La direzione è Bastia dove soggiorneremo per 2 notti in un campeggio con tutti i confort e la strada è tutto asfalto, cosi per coccolarci decidiamo di fermarci in un bel bar a berci una birretta. Arrivati a Bastia ci dividiamo, qualcuno va al supermercato, altri si dirigono alla fabbrica della birra (chiusa) e ci diamo appuntamento per fare merenda tutti assieme presso un chioschetto che prepara panini e kebab (veramente ottimi). Belli satolli arriviamo in campeggio dove le receptionist sono decisamente degne di nota. Montato il campo Amedeo scompare con la macchina per riapparire qualche tempo dopo con il Rubicon tutto bello lavato e lucidato e rosso di vergogna (il Rubicon…) raccogliendo fischi sdegnati da tutto il gruppo. Niente da fare, ormai è diventato il classico Jeeparo, ma sarà giustamente punito il giorno successivo.
Alla sera abbiamo la fortuna e l’onore di mangiare qualcosa che in pochissimi hanno mai mangiato, grana padano invecchiato 30 mesi condito con aceto balsamico invecchiato 41 anni (si, esatto, 41 anni) che Fabrizio ci ha portato e di cui ci ha fatto dono. Chiaramente non posso descrivervi il gusto e provandoci lo sminuirei, dico solo che era una cosa inimmaginabile. Grazie davvero

GIORNO 7 sabato 26

Oggi è la giornata dedicata al relax più assoluto, dato che abbiamo la spiaggia a non più di 50 metri non facciamo altro che fare la spola tra il goderci l’ombra e il fresco del campo e il sole e mare della spiaggia. Verso le 11 del mattino Fabrizio e Beatrice ci lasciano, devono partire, soliti baci e abbracci e la promessa di rimanere in contatto tramite Walter e la Lella. Proprio quella santa donna nel primo pomeriggio prepara la pasta e fagioli per la sera mentre noi continuiamo a chiacchierare, a ridere e a prendere il sole. Walter riesce persino a farci una granita al chinotto che ci gustiamo spaparanzati sulle nostre sedie da campeggio. Lo scorrere del tempo è lento ed indefinito e noi ce lo godiamo tutto cercando di apprezzare il più possibile quei momenti di pace e tranquillità. Piano paino arriva la sera, ci divoriamo la pasta e fagioli e tutto quello che ancora è rimasto, beviamo il nostro bel vinello con gli amari e i digestivi e ce ne andiamo a nanna. Prima di rientrare in tenda però ci cimentiamo nei fuochi d’artificio. In pratica Cecilia simulava il rumore del razzo in partenza con un fischio e noi facevamo il rumore dei botti, l’effetto era qualcosa di simile a: ffffffffffiiiiiuuuuuuu BUM BUM BUM BUM BUM. Capisco che a leggerlo sembra demenziale (ed in effetti lo è), ma vi garantisco che ci ha fatto ridere un sacco.

GIORNO 8 domenica 29

Eccoci arrivati al giorno temuto da tutti, l’ultimo, quello della partenza. Il traghetto partirà verso le 15 e dovremo essere in porto alle 14, abbiamo quindi tutto il tempo per fare le cose con calma. Dopo colazione qualcuno approfitta del tempo a disposizione per un ultimo tuffo in piscina, mentre gli altri, piano piano, iniziano a riordinare le cose, smontare le tende e riempire i bagagliai. Ci avanza un cartone di verdura e decidiamo di farne dono ad un gruppo di ragazzi tedeschi di qualche associazione tipo ACR a cui abbiamo probabilmente dato fastidio la sera precedente con le nostre risate e i nostri fuochi d’artificio. Una volta lasciato il campeggio ci dirigiamo dal kebabbaro di 2 giorni prima e ci rimpinziamo ben bene, facciamo scorta di Petra per il viaggio e partiamo per il porto che dista meno di 10 km, non prima di aver fatto pagare ad Amedeo il gesto dell’autolavaggio. Una mano ignota prepara ed attacca alla ruota di scorta il seguente cartello “sono pulita perché il mio proprietario è un Jeeparo da bar”. Il cartello rimarrà appeso fino all’arrivo a Genova 

La traversata si rivela perfetta, il mare è liscio e piatto permettendo al traghetto di farci godere in santa pace il sole. Dopo le canoniche 6 ore arriviamo a Genova (che è spettacolare dal mare), saliamo sulle macchine e ci incolonniamo nel mega ingorgo del porto (preferisco evitare i commenti….). Appena troviamo uno spiazzo ci fermiamo per salutarci, siamo decisamente malinconici ma consci di aver vissuto una settimana che ci rimarrà dentro molto a lungo.

Il resoconto è terminato, ora vorrei ringraziare tutti i partecipanti ed in particolar modo Walter e la Lella che si sono presi la briga di organizzare la vacanza e tenere le fila di tutto, sebbene lo abbiano fatto con piacere è comunque stato uno sbattimento.

Per il resto è stato tutto bellissimo, ci siamo divertiti un sacco e non c’è stato nessun tipo di problema. Personalmente ho conosciuto delle persone veramente splendide, Luca e Cecilia (con Pietro), Fabrizio e Beatrice (una ragazza di 17 anni che chiede al padre di passare una settimana di vacanza insieme), Laura (che mi auguro parteciperà più spesso alle nostre uscite) e l’angioletto Irene, una bimba veramente splendida ed educatissima.

Bon, finisco con il classico SIAMO BELLISSIMI

Fabry

PS
scusate gli errori, ma sono stanco e non ho voglia di rileggerlo per le correzioni :-)
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Vecchio 01-07-2011, 09:27
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Splendido, non ho altre parole........
Il tuo racconto mi fa venir (quasi) la voglia di riprovare la tenda-esperienza...... Ma poi ci penso e mi passa!!!!

Comunque racconto degno di pubblicazione, e non solo sul forum.....

Ciao CM!
Vittorio
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  #236 (permalink)  
Vecchio 01-07-2011, 11:08
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hehehe, non credo che riuscirò mai a vederti in tenda, il solo fatto di averti fatto vacillare per qualche secondo è già un successo :-)

a parte gli scherzi, conoscendoti, credo che sarebbe un'avventura troppo estrema, ma mi divertirei moltissimo a vedertici!!!!

Riguardo ai complimenti ti ringrazio, ma chi scrive bene scrive in maniera diversa :-(
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  #237 (permalink)  
Vecchio 04-10-2011, 11:07
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predefinito Una domenica di inizio autunno tra i boschi del ponente ligure...

L'autunno del 2011 è strano. L'estate non sembra avere ancora voglia di andarsi a riposare e il sole splende e scalda come se fosse giugno. Così, invogliati dalla bella giornata e dalle chiacchiere fatte su un forum, un gruppo di persone decide di andare a vedere se sull'Appennino Ligure ci sono già i funghi. Molti di loro si conoscono da tanto tempo, due coppie invece sono state aggregate "cammin facendo". Qualcuno potrebbe pensare che sarebbe stato un rischio: gente conosciuta su internet... Ma loro, gli amici con la passione per le ruote alte e le fangaie (che se diventano fungaie è pure meglio), non si sono neppure posti la domanda: la stessa passione per le strade bianche e la voglia, almeno a parole, di staccare la spina dal tran tran quotidiano e di condividere una fetta di torta e un bicchiere di vino sotto ad un albero bastano per condividere i boschi con degli sconosciuti. E così si va.
Domenica mattina alle 10 eravamo già tutti presenti, due chiacchiere per saggiare il terreno, ma la testa è già sulle piste: ci sarà fango o ancora terra? la facciamo la variante quad? Pensieri che durano il tempo di una sigaretta. Il capo cordata decide: si va! Tutti in macchina, luci accese, test delle radio, ecco uno gracchia e scarica (chissà cosa ha combinato con l'impianto, toccherà tirare fuori il rosmetro, vabbè) si va per il minimo indispensabile di asfalto che serve per mettere le ruote sulla terra.
Terra, appunto. Accidenti, fa ancora troppo caldo e la polvere ci mette pochi minuti per entrare in cabina, sul cruscotto, sulle sigarette e in gola, ma chi se ne importa: il pranzo è al sicuro e i boschi almeno fanno ombra dal sole che inizia a scaldare i volanti e i tetti delle macchine.
Boschi...non boschi normali, ma castagneti e faggeti che disperatamente cercano di opporsi all'avanzata del giallo e del rosso. La carovana si snoda tranquilla e rilassata sul per l'Appennino, il mare alle spalle e i primi picchi nudi di roccia negli occhi. Si accelera, si rallenta, si scende per darsi una mano nei passaggi più stretti e si fanno le foto, tante foto perché chi era presente ricordasse i visi sorridenti e gli occhi scintillanti, e perché chi non lo era potesse godere e gioire dello spensierato benessere di una giornata nella natura.
Piano piano il percorso si fa più impegnativo, le curve si stringono, la strada scende più ripida e le chine si avvicinano alle ruote: finalmente un po di traversi e di macchine inclinate. Poi si ricomincia a salire ed ecco le pietre e di nuovo tanta polvere. Ancora poche curve e compare l'asfalto. Santo asfalto per Gigio e Zukzuk: asfalto vuol dire civiltà e quindi distributore di carburante per i due che si sono trovati i serbatoi scarichi già prima di mezzogiorno. Dicono che siamo a Calizzano, ma se si osservano i panorami, i boschi, le case e le macchine che circolano, potremmo essere tranquillamente nel British Columbia, subito fuori Vancouver. Spettacolo: il Canada ad un'ora di macchina da casa.
Si sale ancora verso uno dei passi montani più frequentati della Liguria, quota 1000 metri e ritrovo abituale (anche troppo) di motociclisti. Invece la strada è sgombra e si viaggia in carovana senza problemi. Ciao ciao asfalto, si ritorna finalmente nella terra per destinazione pranzo (ERA ORA!!). Ultima tappa lungo una strada che probabilmente è stata asfaltata prima della guerra: i buchi sono dovuti sicuramente alle bombe, non c'è altra spiegazione!! Finalmente si arriva in un'area attrezzata dove, in mezzo ad un bel prato verde e tranquillo, svetta un rifugio in pietra, fresco e accogliente visto che, nonostante la quota e la stagione, al sole ci sono ancora 30 gradi. Inizia il tourbillon di tovaglie, tegami, taglieri, bicchieri di vino e di birra. Le parole si rincorrono e le chiacchiere incalzano veloci e piacevoli: si spazia dall'ultimo assetto alla ricetta della quiche (o kisch, ma chi se ne frega). Con il caffè in mano si comincia a pensare da che parte dovremo affrontare quel bel twist che abbiamo sopra la testa e quel bel muro subito accanto. Ok basta, c'è bisogno di muoversi. Tutti a bordo per il carosello su e giù per i due passaggi. Evasa la pratica "dimostrazione di muscoli e molle", la carovana riparte il viaggio di ritorno verso il mare. Si sale, si scende, di nuovo tanta polvere poi d'improvviso eccolo li: il mare. Le ciminiere bianche e rosse fanno da cornice alle navi da crociera che puntano la prua verso il mare aperto. Loro, laggiù si dividono tra un tuffo e un buffet all-inclusive, noi impolverati con una birra in mano a chiacchierare con una coppia incontrata lungo la strada del panorama, del tempo e delle macchine. Da un bagagliaio spunta il rosmetro e il responso fa sghignazzare i presenti: la lancetta indica 10 e non ci si capacita di come l'antenna non si sia ancora bruciata.
Li, con il mare ai piedi e i monti alle spalle, il gruppo si divide. Due macchine decidono di girare il muso verso casa, gli altri sgommeranno ancora per un pochino. Salutati con baci e abbracci gli splendidi compagni di viaggio, si torna in macchina per affrontare il percorso più impegnativo di tutta la giornata. Il capo cordata si esibisce in un muro con doppio twist su roccia che fa tremare le molle a tutti...o quasi. Il prof doppia il suo percorso senza colpo ferire ma spegne i bollori del novellino. Ci saranno altre occasioni.
L'ultimo tratto, verticale, sassoso e impegnativo spegnerà tutti i bollenti spiriti dell'ultimo arrivato: auto spenta e di traverso in mezzo alla salita...e junior è già passato liscio e diritto senza battere ciglio. Tutta arte che entra e chapeau al ragazzino dal sangue freddo e dai nervi d'acciaio.
I panorami ai lati della strada sono da cartolina. Valgono da soli tutta la giornata.
Stanchi ma felici si scivola verso l'ultimo spiazzo prima dell'asfalto definitivo. Il traffico che li aspetta in autostrada, invoglia i restanti a chiacchierare della giornata, di quello che si può fare ai mezzo, di cosa è meglio e di cosa è peggio...insomma, ci si rilassa un po prima di affrontare la coda infinita verso casa. C'è anche il tempo per un ultimo pezzo di torta che rinfranca i cuori e da la carica giusta per le due ore di traffico successive.
La giornata è scivolata, o meglio saltata felice e spensierata dalla mattina fino alla sera. Domani sarà lunedì e la quotidianetà avrà il sopravvento, ma fino al richiamo del lettone, nessuno ci pensa. L'unico pensiero è già rivolto alla prossima uscita.
Il sole è già scivolato sotto all'orizzonte quando tutti sono a casa, ma le braccia continueranno a tremare ed i cuori a fremere fino a che Morfeo non verrà a reclamare il proprio spazio.
Partecipanti:
Arrigo&Giovanna
Franchino+1
Gabriele_2000
Gigio1+1
Lord Kyron
Wally+1
Zukzuk+1

Partenza: un posto imprecisato tra Savona e Albenga
Arrivo: un posto imprecisato più vicino a Savona che ad Albenga

Grazie a tutti i CM e non

Ultima modifica di zukzuk; 04-10-2011 a 11:12
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  #238 (permalink)  
Vecchio 25-03-2012, 09:21
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predefinito TOSCANA ADVENTURE TREKKING - Chiesina Uzzanese (PT), 4 marzo 2012

Durante uno dei lunghi pomeriggi domenicali uggiosi di questo balordo inverno, mentre cazzeggio su internet leggo che su Landroverpub organizzano un'uscitina in quei della Toscana.
Il ritrovo è Chesina Uzzanese. Mi dico "toh, vicino a San Miniato dove ha la casa mio suocero (lui è di li), quasi quasi si potrebbe anche andare". Mando inviti a destra e manca a tutti i landroveristi che conosco. Qualche giorno di tira e molla: posso, non posso, vengo, non vengo, mi libero, non mi libero. Alla fine la delegazione CM è definita (con sommo dispiacere per alcuni dei CM che all'ultimo non sono proprio riusciti a liberarsi ma che sarebbero venuti volentierissimo): da Zena Wally&Lella, Zukzuk&Tizzi, da Firenze Ciarli&Mirella&bimba.

I zeneizi se la prendono comoda, visto che la logistica è favorevole: si parte il venerdì sera con calma, si dedica il sabato ad un giretto nel centro storico medievale di San Miniato, alla pennichella post-prandiana ed alla cena a base RIGOROSAMENTE di carne locale. Come la sera prima, anche sabato sera si fatica a prendere sonno. Colpa mia: la domenica è il battesimo del Disco e l'animo è in fermento. Tra una sigaretta e un bicchiere di grappa di barrique si fa avanti e indietro tra casa e macchine per sistemare questo e quello.
All'una di domenica mattina alla fine ci decidiamo ad andare a dormire.

Sveglia alle 6:30, pronti in movimento alle 7:40 con le macchine cariche di quello che serve e dei rispettivi bagagli. Il punto di raduno sono coordinate gps, quindi si imposta il Garmin e si parte. Chissà per quale strano motivo, il nüvi decide di non farci fare la strada più veloce. Passiamo tra colline di vitigni e boschi di castagni, in stradine asfaltate ma strette strette. La nebbiolina del mattino ci circonda, l'aria è frizzantina e chiacchieriamo tanto al cb. Le poche auto in giro a quell'ora di domenica mattina ci lasciano sempre strada.

Arriviamo precisi precisi nel parcheggio punto di ritrovo. Siamo gli ultimi, ma l'ingresso trionfale di Lara giustifica l'attesa. Gli sguardi sono solo per lei, come è giusto che sia. Le facce dei nostri nuovi compagni di scorribande sono simpatiche e rilassate: sappiamo tutti, guardandoci negli occhi, che sarà una bella giornata divertente e in giusta compagnia. Wally e Lella salutano Vieri e Mirella, non si vedono da un po' e si ritrovano con piacere. Per noi sono tutti nuovi, ma non c'è problema, ci accomuna la stessa passione: la compagnia, l'aria aperta, la libertà e soprattutto i Land Rover. Alle 9 è l'ora di andare. Si parte in convoglio. Marco-pickup apre e Marco-110 fa la scopa. Passiamo in paesini sconosciuti, in viuzze strette tra muri di pietra di case pluricentenarie. La gente dei bar, dei panifici e delle edicole esce a guardarci: il borbottio sordo dei 300, dei Td5 e del Td4 del 110 si sente da distante ed incuriosice tutti. La sfilata è notevole: bellissimi grandi e grossi ... e puliti (ancora per poco).

Ok, basta chiacchiere (poche per radio a dire il vero ... noi CM siamo più chiacchieroni e la cosa un po manca...): si attacca lo sterrato da una strada che porta ad un agriturismo dalle parti di San Lorenzo/Monte a Pescia. Breve pausa per sgonfiare le gomme e le vesciche (ehm...il freddino della mattina) e attacchiamo gli sterrati che ci porteranno in quota. Si parte da 459 msl e si arriva sino a 735 slm. I primi passaggi sono tranquilli: poco fango e alberi. Ma nessuno batte ciglio e si va via lisci e tranquilli. Dopo circa 9 km ci si ferma davanti ad una chiesetta in una radura. Si fanno quattro chiacchiere, si guardano le macchine e si commentano le rispettive modifiche. Si parla di viaggi fatti e da fare. Le bimbe giocano in un vicino prato, si rincorrono e si rotolano nell'erba. Tutto intorno boschi e montagne. Mi dite cosa si può chiedere di più dalla vita? Davvero nulla, credo.

Con i cuori pieni ed il piede destro con il formicolio, si riparte. Il percorso si fa più tecnico. Il sentiero si stringe, a tratti sparisce, spunta un po di fanghetto (non ancora argilloso, ma l'aspetto è lo stesso) e gli alberi si avvicinano alle fiancate. A Wally piacciono così tanto che decide di prendersene un pezzo con le barre da tetto !! Poco male. Anche a me piacciono i rami, anche se quelli un po più bassi (!!), ma il tettuccio e la salda mano della Tizzi risolvono il problema in men che non si dica. Il percorso tecnico lascia il passo a sterrati più veloci. Bello fare i 40 all'ora in 5° ridotta in mezzo ai boschi. Il panorama scorre veloce e la guida si fa a tratti sportiva. Ogni tanto spuntano varianti che Marco-pickup ci descrive, e racconta di persone che le hanno fatte: tanti ci hanno provato ma pochi le hanno finite. Mi sento in dovere di ricordare via cb ai CM e non che oggi manca uno dei nostri CuliDuri: Danilo. Sono sicuro che se fossi stato con noi, la variante dell'Orso ti avrebbe richiamato come la foresta per Zanna Bianca! Per la strada si incontrano gruppi di giocatori di soft-air: sembrano pronti per invadere uno stato estero. Qualcuno commenta, anche dopo, che sono degli esaltati. Ma la saggia Lella, come sempre, ci azzittisce tutti: loro sono esattamente come noi, dei bambinoni che giocano. Noi si gioca con le macchinine, loro giocano con le pistole. Chi di noi maschietti non lo ha fatto? Quindi non c'è differenza. L'importante è non farsi del male, e non farne agli altri. Brava Lella, per fortuna che ci sei te.
Ma l'ora di pranzo si avvicina a passi da gigante (il tempo passa alla svelta quando ci si diverte). Che fame ragazzi !!

Ore 13:10 ci si ferma sotto alla croce in zona Pieve di Brancoli. Si sono fatti altri 40 km e si sono toccati quasi i 1.100 metri slm. Parte la cofanata. Escono tavolini, sdraio, panini di ogni sorta, schiacciate toscane ed ogni tipo di salume. Acqua, birra (immancabile per il sottoscritto, sennò mi cala la panza e non andrebbe bene) e bibite varie. Di nuovo si chiacchiera di Land, di persone conosciute e perse di vista, di percorsi e difficoltà incontrate. Le caffettiere sono già sul fuoco quando la Lella fa ammutolire i presenti: dentro ad una teglia metallizzata fa bella mostra di sé la sua spettacolare torta di cioccoltato. Non c'è bisogno di presentazione. Io, che le voglio un gran bene (alla Lella ma anche alla sua torta), mi sacrifico volentieri: 6 pezzi (che penso ormai abbiamo preso casa nel mio intestino crasso !!!). Ma anche i restanti non fanno certo gli schizzinosi. Con le pance piene, iniziamo di nuovo a fremere. Ci vuole qualcosa per digerire. E allora via verso il parco giochi dei monti della Lucchesia: le Pizzorne. Fango, fango e ancora tanto fango.

I sentieri sono una distesa di buchi, twist, laterali tutti nella rossa terra toscana. Ma che spettacolo vedere la Land davanti a te spararti addosso la fangazza e tu fare lo stesso con la Land dietro. Davanti a me c'è Wally, che raspa come un cinghiale (beato lui). Dietro c'è il Disco di Ciarli che ondeggia pacioso e tranquillo senza paura. Penso: niente ci può fermare. E invece qualcosa ci ha fermato: la "buca", una pozzangherona fonda e stretta che ci appare davanti dopo una curva a sinistra. I tre Def davanti (Marco-pickup, Il Dottore e Lara) non si vedono già più, segno che sono passati senza problema. Lara ci si è buttata dentro felice e, senza alcun problema, ne esce tranquilla. Una piccola sbandatina del posteriore ma niente di che. Ora tocca a Easy (già, perché nella pausa pranzo ragionavo con la Lella sul fatto che ora, rispetto a Uzukin, sembra tutto più facile, più easy appunto; e Lella ha deciso che quello sarebbe stato il nome, che completo suona DiscoVeryEasy, e così sia!).

Prima, seconda, giù col musone nel buco, piede a tavoletta, sù il musone e giù il culone, sempre gas a palla, vai vai vai, dai che esce, ci manca poco ... piantata! Accidenti alle gomme! Il disegno km2 di Lerma ha fatto il suo molto bene, ma la spalla mi ha tradito e la pera del differenziale si è puntata nella terra. Un altro paio di veloci tentativi ma niente. E vabbè, qual è il problema? si va di verricello. Fuori il comando a filo, un rapido aggiustamento sullo spinotto ballerino e Lara offre il suo solido fondo schiena per aiutare la cugina in difficoltà. Unico problema: siamo in curva e niente posti per una taglia, quindi tiro laterale. Brutta faccenda, soprattutto con il mio vecchio e attorcigliato cavo d'acciaio. Speremmu ben. Srotolato il cavo, lo si fissa al gancio di Lara ed inizio a tirare. Easy esce senza alcun problema apparente. Apparente appunto. Uscito dalla pozza, allungo il cavo per riavvolgerlo come si deve e li si manifesta il danno: il cavo si era arrotolato tutto a sinistra, e la matassa aveva spaccato il supporto guidacavo superiore ed aveva piegato la lamiera inferiore del radiatore. Ancora un metro e sarebbero stati guai seri. Ma il cavo ora, senza guida, non si avvolge più bene. Il tempo stringe e si decide di strapparlo, anche dietro saggio consiglio di uno dei partecipanti (Il Dottore) ... tanto in officina ho già il tessile che mi aspetta. Un colpo di coda ben dato di Lara e via, il cavo si stacca. Bagagliaio e si riparte. Ma Ciarli deve ancora passarla, la buca. Il suo Disco entra, scivola e traaac il paraurti posteriore decide di fare i fanghi, proprio lì! Strappato e appoggiato a terra. Ciarli lo fissa alla bellemeglio alla ruota e poi affronta la seconda buca. Si pesta sull'acceleratore ma niente: il Disco ha perso lo slancio anche lui si pianta. Poco male, le strops sono già pronte. Cordata di tre strops e via, Easy traina la sorellina fuori dalle difficoltà. Per i due Def dietro (la rossa di Stefano e il 110 di Marco) non c'è alcunché da dire: entrano ed escono senza una piega. Ah, le gomme. Si riparte scodando e sparando pezzi di fango dalle ruote a destra e a manca. Altro velocissimo trasferimento verso il vero passaggio che farà la selezione: i tornantini !!

Odio e amore, ebbrezza e paura, attrazione e repulsione: pendenza oltre il 100% su sassi fradici, smossi e grandi, un laterale da paura con la sponda sinistra franata esposta e poi la prima curva a 90° intorno ad un masso. L'alternativa per arrivare alla prima curva è passare nel torrente, anch'esso costellato di pietroni bagnati e di un masso, a metà strada, grande il doppio del mio Disco che sbarra quasi la strada, se non per un laterale da brivido sulla sponda sinistra. Per me era già chiaro sin dall'inizio che avrei passato la mano, anche perché quello era solo l'inizio di una serie di curve strettissime con fondo a mo' di toboga. Ciarli non è particolarmente intimorito dall'attacco, lo è di più dal resto del tracciato e dalla preoccupazione di scoppiare di nuovo un vetro. Wally conosce bene quel tracciato perché lo ha fatto altre volte. Rispetto alla sua memoria, si era incattivito parecchio e una volta dentro non si torna indietro. Dopo aver seriamente meditato sul da farsi alla fine il suo grande cuore ha la meglio: preferisce traghettare le due disco "culone" verso lidi più tranquilli. Così i Def rimasti, compreso il 110 (come farà a passare intorno a quel masso lo saprà solo lui), ci scorrono davanti veloci. Ciarli si aggrega in qualità di testimone e di foto/cine operatore. I due Disco e Lara invece prendono il sentiero opposto e si portano verso il punto di ritrovo, sotto alle antenne.

Poco dopo il nostro arrivo al punto di rendez-vous, ecco che si sentono i motori dei Def. E poi le carrozze compaiono da dietro gli alberi. Ce l'hanno fatta !! Non che ci fossero dubbi al riguardo, ovviamente. Ciarli conferma che i Disco non ci sarebbero mai passati, e che la scelta di non provarci è stata assai saggia. Il giro è finito ed è ora di tirare le somme. Si puliscono le targhe ed i vetri. Risate e parole volano alte ed argentine nell'aria e nella nebbia della sera. Ci sfrecciano accanto altri Land, JK, un G e un proto XTC grande come il masso nel fiume. Rallenta, ci saluta e poi da gas: un tuono tra quattro ruote. Quasi impenna e sparisce in fondo al dritto in discesa. Mamma mia che mostro !!

Per noi genovesi si è fatto tardi, sono le sei e mezza della sera e ci aspettano quasi 3 ore di autostrada, e le tassellate ed il fango che le riempie non ci consentiranno medie autostradali da 24 ore di Le Mans. Ci lasciamo andare in calorosi saluti con i presenti. Un saluto affettuoso particolare per Vieri e Mirella (che dall'inizio del tour sfoggiano tronfi la bandierina tricolore CM) e la bimba. Il gps riprende vita e giriamo i musi verso Capannori e la (poco agognata) civiltà. Chiacchiere via cb. Autostrada e pit stop all'autogrill di Lucca per un caffè ed un cambio "acqua". Smonto l'antenna perché la velocità, seppur ridotta, ha piegato il supporto da cofano (altra cosa che dovrò fare in officina: sistemare la base dell'antennona inox), rigonfio le gomme a pressione da asfalto e via.
Fari, buio, tanti rettilinei, qualche curva, vento, sonno ed euforia. Il viaggio scorre tra una sigaretta ed un commento (ovviamente entusiasta) per il giro, la compagnia e la nostra nuova, bella e fida ragazzona con la quale le avventure sono solo all'inizio! Si viaggia comunque a vista: Lara resta sempre ben visibile negli specchietti. Al bivio tra Ge-Ovest e viadotto del Polcevera, in piena galleria, ci salutiamo attaccandoci ai clacson e accendendo tutte le luci che abbiamo. Le auto davanti e dietro si spaventano, ma sono problemi loro. Noi abbiamo fatto fuoristrada, oggi. Il resto non conta.

Il cuore palpita ancora di quello fatto e di quello che ancora si potrà fare, ma il sonno avanza veloce e domani si lavora. Quindi via veloci a ninna che domani si torna al tran tran quotidiano. Ma non ci si lamenta, anzi! Il tran tran è ciò che ci permette di soddisfare la nostra passione.

L'ultimo pensiero cosciente prima di scivolare nell'oblio del sonno va a voi, CuliMolli (conosciuti anche dai Marchi toscani organizzatori del tour): si va in giro, si conoscono persone nuove ed è bello fare con loro tanto buon fuoristrada (è il vero motivo che ci spinge anche a fare tanti chilometri). Ma l'aria che si respira con voi è un'altra: è un misto di divertimento, sfottò, rispetto, agonismo, confidenza, tolleranza ed affetto che in giro non si trova.
Ci mancate tanto, abbiamo una voglia matta di ritrovarvi e di presentarvi Easy.

Ormai siete la nostra grande famiglia!

Buona notte, CM.
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  #239 (permalink)  
Vecchio 26-03-2012, 11:26
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BRAVO Fulvio!

Rinfreschiamo questa abitudine!!!!

Ciao CM!
Vittorio - WebMaster CM
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  #240 (permalink)  
Vecchio 26-03-2012, 22:16
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Obrigado Principe!
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